L'organizzazione cognitiva di tipo depressivo costituisce un modo particolare di organizzare il flusso dell'esperienza, le conoscenze personali, di dare significato agli eventi e di costruire l'immagine di Sé, il proprio stile relazionale e le aspettative nei confronti degli altri significativi. La persona principalmente si sente di non poter avere attenzione ed interesse ai propri bisogni più intimi e personali “si considera costretta a venire accettata solo attraverso prestazioni socialmente apprezzabili” e al contrario destinata a ricevere indifferenza ed ostilità qualora si presentasse con le proprie caratteristiche nella loro autenticità. L'organizzazione depressiva si manifesta dunque, attraverso vissuti interiori di solitudine e problemi di interazione ( come difficoltà relazionale ove a conflitti ed ostilità, viene assegnato il significato di fallimento personale che a sua volta sancisce il proprio scarso valore).
E' bene sottolineare che il concetto di organizzazione depressiva non coincide con quello di Disturbo Depressivo. Infatti, il Disturbo Depressivo è generalmente caratterizzato da crisi in forma episodica, costituite da forti emozioni legate alla dimensione della colpa, vergogna e rabbia e vissute con un pervasivo senso di tristezza e disperazione. La crisi è un momento di perturbazione dell'equilibrio personale, ma può evolvere sia verso una funzionalità (crisi utile), sia verso la perdita della capacità di organizzare in modo adattivo la visione del mondo. Un soggetto può mostrare un'organizzazione depressiva senza presentare crisi, mentre altre persone possono vivere crisi depressive pur non presentando quest'organizzazione di personalità. Quest'ultima, non va vista come una costante condizione di deflessione dell'umore, di perdita di interessi o rallentamento psicomotorio, ma senz'altro come una predisposizione ai Disturbi dell'Umore. Quindi va intesa come un modo di attribuire un determinato senso agli eventi della vita, centrato su una rappresentazione negativa di Sé costruita a partire dalle esperienze significative dell'infanzia. Queste esperienze dette di “Attaccamento” che hanno orientato il tipo di rappresentazione del Sé, all'interno di un'organizzazione depressiva sono rintracciabili nelle mancate risposte o risposte di indifferenza, ostilità o fastidio in situazioni di richiesta di vicinanza e conforto da parte del bambino, e artefici nella costruzione di uno stile relazionale Evitante.
Quando l'attaccamento Evitante è rappresentativo della condizione in cui il soggetto si percepisce non meritevole di attenzione e conforto, si struttura anche una rappresentazione di Sé come persona in qualche modo responsabile di questo vissuto interiore ( infatti il bambino non ha le capacità meta-cognitive per spiegarsi eventuali allontanamenti, rifiuti, fastidio e rabbia da parte del caregiver). Per contro gli altri significativi sono vissuti come avvicinabili solo al prezzo di tener nascosti alcuni aspetti di Sé. A questo punto la convinzione che la propria realtà emotiva non verrà capita, conduce a mascherare, sottrarre alla comunicazione alcuni aspetti del proprio mondo interno come: i bisogni di supporto, consolazione, fantasie e sentimenti. Ma quanto viene sottratto alla comunicazione tenderà ad essere sottratto anche alla propria elaborazione personale, e la consuetudine a tale modalità condurrà ad una visione irrigidita e schematica del mondo, e conseguentemente alla compromissione del senso di autenticità personale. Il problema dell'autenticità è destinato a diventare uno degli aspetti più significativi delle difficoltà relazionali.
